by Amicus Plato
Il libro di Tremonti “La paura e la speranza” fa discutere. All’autore va senz’altro il merito di avere posto al centro del dibattito il tema del destino, economico e politico, dell’Europa di fronte ai problemi che squassano il pianeta: la crisi finanziaria, il riscaldamento globale, la crescita demografica e l’immigrazione, la competizione della Cina e dell’India; mentre la campagna elettorale veleggia tra tasse e sicurezza, intese in modo un po’ limitato.
Per la verità, il programma del PD ha il respiro giusto, ma quando Veltroni lo traduce in messaggi e pillole, perde in spessore. Quanto a quello del Popolo della libertà, ha buon gioco Enrico Morando, ne “Il Riformista” di oggi, a ritorcere il libro di Tremonti contro di esso, per mostrarne la povertà culturale e la dimensione provinciale (praticamente niente sull’Europa e sulla politica internazionale).
Si può aggiungere, come nota ancora Morando, che alcune proposte di Tremonti – ad esempio poteri legislativi al Parlamento europeo, o misure limitate di protezione dalla concorrenza scorretta o asimmetrica delle merci cinesi – coincidono con quelle del PD (che sono venute prima). Il fatto è che l’ex ministro dell’Economia del Governo Berlusconi, a parte la solita ipocrisia di parlare come se la destra fosse all’opposizione da 30 anni, inserisce le sue proposte in un quadro terrificante dei problemi economici e ambientali del pianeta e in una prognosi secondo cui l’Europa va verso il declino economico e l’irrilevanza politica. Il tutto, va da sè, per colpa della sinistra e del ‘68 (e te pareva!), che hanno annichilito i valori tradizionali (ordine, autorità, responsabilità) e il “romanticismo”, e aperto la strada al “mercatismo” e al “consumismo”. Di qui, il collegamento, per la verità confuso e strumentale, con le posizioni teocon, alla ricerca dei valori tradizionali dell’Europa cristiana, su cui costruire la fortezza europea contro gli islamici e i cinesi.
E l’appello, tanto piaciuto alla sinistra radicale, che ha reagito come un cane di Pavlov senza neanche rendersi conto di che cosa stava applaudendo, al ritono della “politica” contro il prevalere del grande capitale finanziario, come se il principale di Tremonti non fosse il più perfetto rappresentante del capitale che si fa Stato.
Insomma, il libro di Tremonti è fatto per prendere voti sulla paura, ma il PD non può trascurare i temi che pone e su cui deve lanciare un messaggio, nè mercatista nè statalista, nè consumista nè romantico, ma riformista e liberale, di speranza.