by H.E., nostro corrispondente da Bruxelles
Chissà? Magari può essere interessante per il lettore di Antelitteram sapere come ci vedono gli altri nella capitale dell’Europa. Niente di scientifico, molto di concreto, di vissuto. L’idea m’è venuta all’ennesima domanda, sempre la stessa: “Che si dice a Bruxelles dell’Italia?”. Per evitare di continuare a barcamenarmi in risposte caleidoscopiche, ho deciso di verificare presso alcuni amici di diverse nazionalità, per la precisione 4 colleghi con responsabilità di management (tra cui un ex segretario generale del Partito del Socialismo Europeo) e 2 colleghi giovani molto dinamici e motivati. I paesi da cui provengono sono Germania, Spagna, Gran Bretagna, Olanda, Romania e Ungheria. Insomma un campione abbastanza rappresentativo. Ho posto alcune domande, alle quali i miei colleghi hanno risposto come segue (uso le loro espressioni):
1) Che pensate del fatto che in Italia si voti dopo meno di due anni, a seguito delle dimissioni del governo Prodi?
La delusione, anche profonda, è il sentimento comune, ma praticamente tutti hanno affermato di non essere sorpresi perché non si tratta di un’eccezione in un’Italia considerata instabile, dove l’instabilità fa parte della cultura politica. Il governo di centro-sinistra (o centrosinistra, per loro è uguale) non ha saputo intaccare questo fattore negativo. Anche la preoccupazione di aver perso un governo pro-europeo è espressa da tutti, ma prevale la rabbia per il fatto che i governi di centro-sinistra in Italia non riescono mai a completare i loro programmi per mancanza di tempo (dovuta a beghe interne, o più precisamente all’inesistenza di coesione e di coraggio). Qualcuno ha citato il troppo potere dei piccoli partiti e il sistema elettorale incongruo.
2) Chi, a vostro parere, vincerà le elezioni? e cosa pensate del fatto che Berlusconi (secondo i sondaggi) è nuovamente in pole-position?
Tutti sono informati sui sondaggi, ma tutti nelle risposte vanno al di là sostenendo che il problema è nella mancanza di una elite che a sinistra sappia anticipare il ritmo della politica, oppure nel fatto che si arrivi alle elezioni senza che il centro-sinistra si sia preparato in anticipo, o ancora nel fatto che il dibattito sull’etica nella politica si sia perduto per strada. Dall’altra parte si riconosce la capacità di Berlusconi di raggruppare una maggioranza, ma un suo ritorno al governo porrebbe dei problemi alla credibilità del paese e domande sugli sviluppi dell’integrazione europea in questa fase delicata. In effetti, tutti ripetono spesso l’apprezzamento per l’attitudine chiaramente pro-europea del governo Prodi. Per il resto, c’è chi ha detto che in democrazia ogni paese ha il governo che si merita.
3) Che idea avete della sinistra italiana nel suo insieme?
L’immagine più divertente (o tragica?) tra quelle evocate è quella di una Matrioska infertile. Ma l’aggettivo “frammentata” è il più frequente, ed è la causa della vulnerabilità. Tuttavia questo non ha impedito alla sinistra italiana di giocare un ruolo importante nella cultura italiana è pienamente riconosciuto. Quanto agli sviluppi futuri, il fatto che la sinistra italiana possa lasciare la famiglia socialista europea è considerato un errore.
4) A parte tutti questi aspetti politici, quali sono gli elementi o gli eventi italiani che hanno attirato in particolare la vostra attenzione?
Faccio la lista delle cose citate, interessante perché si tratta di “stranieri” che vivono fuori d’Italia: i regolamenti di conti nella criminalità, la spazzatura a Napoli, la morte di Pavarotti, la morte violenta di una giovane inglese, la discriminazione verso la comunità rumena, la richiesta di un seggio in più al Parlamento europeo. Ma c’è chi ha ricordato la conquista della Francia da parte di Carla Bruni.