sinistra nostalgica

by Amicus Plato
a volte ritornano
Che aria tira nella cosiddetta sinistra radicale ad Ancona? Rifondazione comunista, come è noto, dopo il congresso, si è divisa in due parti e ad Ancona ha prevalso l’ala vendoliana che si è immediatamente unita alla Sinistra democratica dei transfughi dal PD (Duca, Maderloni) e ad altri esponenti di associazioni e circoli politici, costituendo “La sinistra”, nella quale si sono ritrovati molti che in vari momenti sono usciti prima del PCI, poi dal PDS e dai DS. Mentrasti, Antomarini, Duca, tutti ex dirigenti del PCI, alcuni sconfitti nella battaglie interne ai tempi di Galeazzi, fortemente critici sul PD, che considerano un partito moderato e che ritornano con mentalità un po’ nostalgica e un po’ revanscista. leggi i seguito

il porto di ancona (2)

by A.L.

In questo contesto, le linee di possibile conflitto sono varie: tra Ancona Merci e Frittelli (che, come si è detto è fuori dalla società), tra privati e cooperative, tra Comune e AP, per la programmazione urbanistica. Senza contare altri operatori dell’area (cantieri, pescatori, Ente Fiera, Marina Dorica, ecc.ecc). E sono varie anche le linee di possibili alleanze, che possono dipendere da questioni di business, da affinità politiche, o dall’interesse comune di impedire l’ingresso di nuovi operatori. Si formano assi politico/economici (Bucciarelli-Galli, Duca-Libri, Sturani-Pistelli-Giampaoli), senza cogliere i quali è difficile capire le ragioni del voto che hanno portato alla mancata nomina di Eugenio Duca come segretario generale dell’AP.
Le cose si complicano per le scadenze che si avvicinano: opere da completare (banchina, diga di protezione), da avviare o progettare (uscita dal porto, raddoppio porto turistico, spostamento del porto peschereccio, spostamento della Fiera) e piani da approvare (piano del porto, nuovo PRG della città).
Ma soprattutto ci sono due scadenze, la fine del mandato del presidente dell’AP Giovanni Montanari e l’affidamento in concessione di 300 metri di nuova banchina, anticipazione di una futura concessione di altri 600 metri che di fatto raddoppierà la capacità produttiva del porto commerciale. A chi andrà la concessione? Non si potrà procedere di nuovo con una concessione diretta e senza gara, ipotesi accarezzata da Ancona Merci che dovrà abbandonare alcune banchine del porto storico. Si formeranno raggruppamenti tra operatori locali e grandi operatori esterni per la gestione dei piazzali e degli imbarchi e i relativi investimenti in attrezzature? E che fine faranno Ancona merci e le società che la possiedono? E che ruolo svolgerà la politica? La possibilità che si aprano spazi maggiori per il mercato e la concorrenza crea ansia, stimola alleanze.
Perché una cosa è certa, tra i fattori che ostacolano lo sviluppo del porto – dopo una stagnazione dei traffici all’inizio del secolo, c’è una ripresa che il porto di Ancona solo in parte riesce a catturare – non c’è solo la mancanza di spazi e di infrastrutture, che rallenta le operazioni e aumenta i costi, ma anche una struttura economico-imprenditoriale di tipo monopolistico – corporativo in collusione con le istituzioni e la politica che aumenta anche essa i costi e complica la gestione.
Senza innovare anche su questi aspetti, i grandi investimenti che si chiedono a gran voce per aumentare la capacità produttiva del porto saranno, almeno in parte, inutili.