scenari della crisi

by il nostro corrispondente dal Transatlantico
lehman bros
Ricapitoliamo. E cominciamo da Fini: non c’è da stupirsi se i sondaggi lo dànno in crescita; in fondo, se Berlusconi cadrà lo si deve a a lui e questo gli procura consensi a destra e a sinistra.
L’ordine di preferenza del leader di FLI dà al primo posto un governo di centrodestra senza Berlusconi, diciamo un Governo Tremonti, che potrebbe rassicurare la Lega e aprire all’UDC. Al secondo posto un governo tecnico per fare la riforma della legge elettorale e poi andare al voto: soluzione non facile per Fini leggi il seguito

fini stacca la spina

by Amicus Plato
fini
Fini parla alla convention di FLI. Stacca la spina al Governo? Si e no. Dopo quasi due ore di discorso, arriva al punto: chiede le dimissioni di Berlusconi (sommerso dagli applausi) e la formazione di un nuovo Esecutivo al quale si dichiara pronto a partecipare, purché si cambi programma e composizione. Perchè quello attuale ha fallito e ormai è fermo come un paracarro. leggi il seguito

non capisco bersani

by il nostro corrispondente dal Transatlantico
fini
Da sinistra si commenta il discorso di Fini a Mirabello. Unanime il riconoscimento ad una destra costituzionale, avversaria ma non nemica, con cui è possibile definire le regole del gioco comune. Anche se questo oscura la visione della destra vera, maggioritaria, che è quella di Berlusconi e Bossi, che non è solo populismo o eversione.
Fini ha detto quello che poteva e doveva: doveva moblitare i suoi contestando il PDL come partito in mano ad un padrone; e non poteva certo proporre di rientrarvi senza perdere la faccia e l’immagine di leader con gli attributi, che piace ai suoi militanti ed elettori. leggi il seguito

salviamo il soldato fini!

by Amicus Plato
fini
Il bello della diretta. Su SKY la direzione nazionale del PDL. Un evento raro: la prima direzione da un anno, pare. Sarebbe da consigliare a tutti coloro che vogliono capire non solo come è fatto il PDL, ma come è cambiata la politica italiana. Un cambiamento irreversibile con cui bisogna fare i conti.
Berlusconi che introduce come fosse il padrone: non di casa, ma del partito. Ma presto la parola è a Fini che con un lungo intervento rivendica il diritto al dissenso rispetto alla linea politica e alle proposte della maggioranza. LEGGI IL SEGUITO

fini o casini?

by Amicus Plato
fini casini
Gianfranco Fini non è di sinistra, come provocatoriamente dice Feltri – impegnato a mazzolare tutti quelli che non si allineano a Berlusconi – che lo invita a “rientrare nei ranghi”. Terminologia vetero-fascista che scandalizza perfino Il Secolo d’Italia.
Piuttosto, il suo modello è Sarkozy: gollismo modernizzato, laico e costituzionale. Un interlocutore con cui si può immaginare di fondare quel bipolarismo maturo che era nei progetti del PD: leggi il seguito

appello ai tre

by Amicus Plato
fini bossi
Scrive l’Independent di ieri, al termine di un articolo sul caso Noemi (traduzione mia): “è sintomatico dell’imbarbarimento della politica italiana sotto Berlusconi che il Capo del Governo viene chiamato a rispondere non per corruzione o per connessioni con la mafia, ma per la sua relazione con una teenager. Ma in sè la questione non è triviale: vivere in Italia ora è come essere intrappolati in un campo di lava che scende lentamente ma inesorabilmente giù dalla montagna. leggi il seguito

il mestiere di delfino

by Corrado Sabatucci
fini
In fisica le fusioni possono essere calde o fredde, in politica anche finte ed è a questo genere che sembra appartenere quella che si sta per consumare tra Forza Italia e Alleanza Nazionale.
In realtà non esisterebbe alcun plausibile motivo di ordine politico che impedirebbe ai due partiti di fare sul serio. Innanzi tutto è comune il riconoscimento di Silvio Berlusconi come capo carismatico. Non ci si deve fare fuorviare dalle apparenti bizze di Gianfranco Fini al riguardo, al quale in realtà va benissimo così. Fini, da bravo professionista della politica, ha compreso prima degli altri la necessità della specializzazione anche in questa disciplina. Lui si è specializzato come “successore”. leggi il seguito

il cantiere pdl: se atene piange, sparta non ride

by Amicus Plato
berlusconi fini
Quando venne lanciato il progetto del PD, Berlusconi rispose con il famoso discorso del predellino, in cui lanciava il progetto simmetrico e concorrente, del PDL. Le reazioni furono molto negative, da parte degli alleati: l’UDC e Fini dissero che un nuovo partito non si propone in questo modo, la Lega si sfilò.
Ma poi le cose cambiarono: quando Veltroni lanciò “il partito a vocazione maggioritaria” che va da solo alle elezioni, Berlusconi rispose rilanciando sulla sua proposta: questa volta l’UDC si sfilò e finì per uscire dall’alleanza politica per le elezioni, mentre Fini aderì e si dette il via al processo costituente del nuovo PDL. leggi ilo seguito

fini e schifani

by il nostro inviato nel Transatlantico

Fini e Schifani sono stati eletti presidenti della Camera dei deputati e del Senato. Clima disteso, discorsi equilibrati. Niente a che vedere con il clima di due anni fa, quando i perdenti straparlarono di brogli e dichiararono di non riconoscere il risultato elettorale, contribuendo non poco a quel discredito delle istituzioni che ora con alate parole deprecano. Allora, dimostrarono di non sapere perdere, ora speriamo dimostrino di sapere vincere. leggi tutto

come votano i vescovi?

by Amicus Plato

Si sa, i vescovi non fanno campagna elettorale, ma sono uomini anche loro, hanno le loro preferenze e le loro opinioni. Nel 1996, quando Prodi vinse le elezioni, la maggioranza dei vescovi era per il centrosinistra, poi la presidenza Ruini, l’elezione di Benedetto XVI e l’attenzione insistente sui temi della vita e della lotta al relativismo etico hanno spostato l’equilibrio. Anche nelle Marche, mi dice un monsignore che preferisce mantenere l’anonimato, non c’è più, come in passato, una maggioranza favorevole al centrosinistra.
Ma non si deve credere che tutti la pensino come Ruini: il fatto è che nella CEI vige una certa disciplina che, sui temi politicamente sensibili, si fa più forte perfino di quella sulle questioni teologiche. Disciplina non di voto alle elezioni, ma di intervento pubblico sui rapporti tra Stato e Chiesa e sulla legislazione. Per trovare differenze bisogna notare le sfumature nei discorsi e perfino nelle omelie, specie del cardinale di Milano Tettamanzi.
I vescovi non hanno molta simpatia per Berlusconi e Fini. Sanno che da un loro governo non hanno niente da temere su questioni come la bioetica o le coppie di fatto, che sono diventate prioritarie nell’agenda della CEI, rispetto a quelle sociali, che pure ai vescovi premono e su cui invece non si aspettano niente di buono. Il fatto è che i due vedono il rapporto con i vescovi come strumentale al consenso politico ed elettorale. Non sono neanche veri teocon, perchè i teocon assumono “laicamente” i valori della Chiesa perchè li considerano fondamentali per la difesa dell’Occidente, mentre Berlusconi cerca solo il consenso e un rapporto da potenza a potenza. Per cui, se non sono pochi i vescovi che pensano che Parigi (vale a dire una legislazione favorevole) vale bene una Messa (l’appoggio a Berlusconi), non mancano quelli che preferiscono politici cattolici magari meno disciplinati, ma più vicini alla Chiesa.
Perciò, per i vescovi, la presenza di un cattolico sincero come Casini nel centrodestra è una garanzia: un’eventuale rottura li preoccupa e potrebbe fare pendere l’equilibrio non tanto verso il PD, quanto in senso sfavorevole a Berlusconi.
Quanto a Ferrara, la sua lista pro-life non viene certo incoraggiata dai vescovi, se non altro perchè, se dovesse fare una misera figura, danneggerebbe la campagna per la vita.