i numeri per favore

by Amicus Plato
bilancio
Ci vuole davvero un’autorità indipendente sull’informazione economica e finanziaria nelle Marche.
Basta leggere l’ultimo comunicato della Regione che illustra il bilancio di previsione 2009 licenziato dalla Giunta regionale.
Innanzitutto, si dice che il Governo taglia alle regioni quasi 10 miliardi di euro per i prossimi 3 anni: 7 per la sanità, 1,5 per i trasporti pubblici locali, 1,3 per il fondo sociale; a occhio, perchè il dato non viene fornito, 80 milioni di euro all’anno per le Marche. Come si farà a sopperire ai tagli? Mistero. leggi il seguito

lo scambio diseguale

by Amicus Plato
ospedale
Secondo un rapporto dell’ISAE (Istituto di studi e analisi economica) le Marche sono tra le regioni virtuose, quelle che sono riuscite a portare in pareggio il bilancio della sanità. Ci sono riuscite vendendo parte del patrimonio immobilare, in particolare l’Umberto I di Ancona. Il Comune ha dato una mano, con una destinazione urbanistica della centralissima zona dell’ospedale che ne ha consentito la massima valorizzazione, anche a scapito di altre destinazioni che potevano essere di maggiore interesse della città. leggi il seguito

bilancio di genere

by Amicus Plato
PARI OPPORTUNITA'
La Regione Marche (Assessorato alle pari opportunità) ha presentato oggi il bilancio di genere. Non si tratta di un vero bilancio, ma di un lavoro sperimentale su una parte del bilancio regionale per verificare, dice l’introduzione, “gli effetti che la politica economica dell’ente ha su uomini e donne”, dal momento che “le decisioni della Regione producono differenti effetti sulle vite degli uomini e delle donne, a causa dell’influenza di fattori sociali (le donne non godono delle stesse opportunità) e biologici (i bisogni delle donne, ad esmpio rispetto alla salute sono diversi da quelli degli uomini)”. leggi il seguito

cielo coperto

by A.L.
confindustria

Niente trionfalismi nella riunione della Confindustria per la presentazione del rapporto annuale sull’industria marchigiana curato da Marco Cucculelli.
Clima di moderato pessimismo per l’anno in scorso, mentre per l’anno passato il campione di imprese curato da Cucculelli (che però non considera le più piccole) segnala una crescita del 2,4%, due punti in più della media nazionale, frutto di un buon andamento nella prima metà dell’anno e di una brusca flessione verso la fine. Una crescita tirata soprattutto dal mobile e dalla meccanica.
Per il resto, si confermano caratteristiche consolidate dell’industria marchigiana, con qualche novità. Le Marche continuano ad accentuare la loro vocazione manifatturiera rispetto a resto d’Italia: dal 2000 al 2007 l’indice della produzione industriale passa da 100 a 108 nelle Marche e da 100 a 99 in Italia. Meno servizi e più industria: sarà la strada giusta? Le imprese marchgiane continuano a finanziarsi soprattutto con l’autofinanziamento (50%) e il credito a breve e ricorrono al mercato dei capitali in misura insignificante. Investono pochisimo in ricerca; hanno una produttività mediamente bassa, dovuta anche ai settori produttivi prevalenti, ma molte imprese medie mostrano una buona capacità di espansione sui mercati internazionali malgrado l’euro forte le spinga a competere sulla qualità e non sui prezzi: le esportazioni crescono di circa il 7%, leggermente meno della media nazionale.
Quanto al mercato del lavoro, si conferma che le Marche hanno tassi di attività, occupazione e disoccupazione in linea con quelli del centro nord (ottavo posto nella classifica delle regioni) e nettamente migliori di quelli del sud.

alleanze e primarie nelle marche

by Amicus Plato

marche

Tutti sono concordi nel PD, e anche nella destra, almeno su un punto: Veltroni ha perso le elezioni, ma ha il merito di avere sfruttato una brutta legge elettorale per innovare, forse profondamente, il sistema politico italiano: semplificazione, bipolarismo non coatto e, si spera, rapporti corretti di competizione e collaborazione tra maggioranza e opposizione.
Ma che succederà in periferia? leggi tutto

il problema è pesaro

by il nostro corrispondente a Pesaro

Se nelle Marche il PD va un po’ meglio che sul piano nazionale, il risultato potrebbe essere nettamente migliore se a peggiorarlo non fosse quello della provincia di Pesaro-Urbino. Infatti, quasi dappertutto il PD avanza alla Camera di più di 3 punti rispetto all’Ulivo nel 2006, ma nella provincia di Pesaro Urbino aumenta solo dello 0,6 e perde circa 2000 voti.
In parte, ciò è dovuto al fatto che la Sinistra arcobaleno, partendo da una base più ristretta di voti, ne cede meno al PD, ma ci sono altri aspetti che rendono più negativo il quadro: mentre il PDL perde voti nelle Marche rispetto alla somma FI+AN nel 2006, a Pesaro ne guadagna circa 2000, la Lega ne guadagna più di 5000 (su 8000 del totale regionale) e l’IDV ne guadagna meno, a dimostrazione che in qualche misura questo partito fa concorrenza alla Lega nel raccogliere voto di protesta contro la “casta”.
In altre parole, il PD perde verso il centro e verso destra più di quanto non accada nel resto della regione: un fatto contingente? Una conseguenza che qui il matrimonio DS+Margherita è stato meno produttivo, malgrado la maggiore forza organizzata degli ex DS? O addirittura un segnale che un modello di governo e controllo del territorio mostra segni di cedimento?
Una riflessione necessaria in preparazione dei prossimi impegni amministrativi.

le marche nel 1948

by Amicus Plato

Visto che mi sono messo a scartabellare tra i dati elettorali, sono andato a guardare quelli delle elezioni del 18 aprile 1948, sessanta anni fa, confrontando quelli nazionali con quelli delle Marche.
Ecco cosa viene fuori:
la DC prende circa 2 punti in meno nelle Marche che nell’intera Italia, mentre il Fronte popolare (PSI + PCI) prende 3 punti in più. La destra, divisa in tre componenti (MSI, Monarchici e Blocco nazionale) prende 5 punti in meno, mentre i repubblicani, una forza laica e riformista specie nelle Marche, prendono 6,5 punti in più che nella media nazionale.
Insomma, le origini della forza della sinistra nelle Marche sono lontane, molto lontane nel tempo…

marche: chi guadagna e chi perde

by Amicus Plato

L’analisi del flussi elettorali non è facile, ma deve partire dai dati assoluti; vediamoli per le Marche: confronto Camera 2008 – Camera 2006, dati arrotondati.
Chi guadagna e chi perde:
Astenuti + 55.500;
Destra estrema (Santanchè + FN nel 2008 contro Fiamma + Mussolini nel 2006) +26.000;
Di Pietro (IDV 2008 contro IDV e Udeur nel 2006) + 17.000;
Lega + 8.000;
PD (PD 2008 contro Ulivo nel 2006) + 5.000;

PDL (PDL 2008 contro FI + AN nel 2006) – 1.500;
Socialisti (Rosa nel Pugno nel 2006 contro PSI nel 2008, ma si ricordi che i radicali sono confluiti nella lista PD nelle ultime elezioni) – 13.000;
UDC – 22.000;
Sinistra radicale (Sinistra arcobaleno + Ferrando + Sinistra critica nel 2008 contro Rifondazione comunista, Partito dei comunisti italiani e Verdi nel 2006) – 67.000.

Mi pare chiaro lo spostamento a destra: lo schieramento dell’ex Unione perde 76.000 voti, l’ex Casa delle libertà ne guadagna 10.500, considerando l’UDC; senza l’UDC ne guadagna 32.500.
Per quanto riguarda i flussi, pur addebitando la maggior parte dell’aumento dell’astensione alla Sinistra radicale, è chiaro che ci sono stati flusssi da questa al PD e all’IDV (alla Lega nel pesarese), dal PD all’IDV e all’UDC, dalla Rosa nel Pugno al PD, per la confluenza dei radicali, e ancora di più al PDL, dall’UDC al PDL e dal PDL alla destra estrema, per la scissione di Storace, e alla Lega.

se la verità è rivoluzionaria…

by Amicus Plato

Una volta si diceva che la verità è rivoluzionaria. E i dirigenti marchigiani del PD devono avere pensato che, se questo è vero, essere riformisti deve significare dire le bugie, o perlomeno, distorcere la verità.
E così, ripetono il mantra che il risultato del PD nelle Marche è “straordinario”, o parlano di primato delle Marche. Non c’è niente di straordinario nel risultato del PD delle Marche: dal 2006 al 2008, il PD delle Marche avanza di un punto percentuale in più rispetto all’aumento medio nazionale alla Camera e di due punti al Senato. Ma se si tiene conto che il Repubblicani europei si presentarono nella lista dell’Ulivo alla Camera e da soli al Senato, ottenendo l’1,1%, si vede che anche al Senato la differenza è esattamente di un punto.
Insisto su questo dato, non per puntiglio, ma perchè, perpetuando la falsa immagine delle Marche isola felice, non si contribuisce ad un dibattito serio sul piano nazionale. Uno degli aspetti rilevanti di queste elezioni è infatti proprio l’omogeneità delle tendenza, con una, peraltro limitata, differenza, a seconda se nelle regioni è insediata la Lega oppure no.
Inoltre, da un’analisi trionfalistica deriva la sottovalutazione dei problemi aperti: ad esempio, è evidente che il risultato del PD, nelle Marche e altrove, deriva in grande misura dall’effetto polarizzante della legge elettorale e del voto utile e che buona parte del voto della Sinistra arcobaleno potrebbe tornare a casa in elezioni amministrative, tanto più se sarà alleata del PD.
Ancora, l’analisi dei flussi mostra che il PD non ha conquistato voti al centro, anzi ne ha ceduti.
E’ chiaro che si vuole insistere sulla strordinarietà del risultato per vantare meriti, sia di direzione del partito sia di governo della Regione, che non hanno avuto influenza particolare.
Ma fintanto che si faranno interpretazioni di comodo dei dati, una seria analisi sia delle ragioni di fondo della forza della sinistra, che per fortuna non sono contingenti, sia delle novità introdotte dalle ultime elezioni, sarà impossibile.
Urge strategia, non propaganda.

la geografia politica marchigiana

by Amicus Plato

I dati elettorali ci consegnano una fotografia della geografia politica marchigiana, una delle regioni in cui il PD prevale sull’avversario, una prevalenza che si presenta abbastanza stabile e consolidata.
Si vede (dati Camera) che in tre province su cinque (MC, AP e Fermo) i due maggiori partiti si equivalgono, con risultati intorno al 38%. Quelli che fanno la differenza sono i dati delle province di Ancona e Pesaro-Urbino. Nella prima, il distacco del PD sul PDL è di 14,3 punti (45,2 il PD, 30,9 il PDL) e nella seconda è di 9,2 punti (43 il PD e 33,8 il PDL). Interessante notare che la formazione dell’Ulivo prima e poi del PD ha modificato la precedente geografia è che è la provincia di Ancona e non quella di Pesaro quella nella quale il PD ottiene i maggiori consensi. Non c’è quindi alcuna giustificazione, in termini di consenso ottenuto, per la preminenza del partito pesarese: questo prevale negli organi del PD e quindi nella determinazione delle scelte solo per la maggiore forza organizzata e l’eredità del passato (il pesarese come provincia rossa), ma non per i consensi che ottiene. Il modello organizzativo pesarese, erede di quello PCI-PDS-DS, non si dimostra più efficace di quello, più plurale e conflittuale, dell’anconetano, mentre l’operazione fondazione del PD si dimostra più produttiva laddove unisce forze diverse che non dove si presenta come un assorbimento nel partito più grande.
Interessante è anche notare che nel pesarese la Lega prende quasi il 4% dei voti, mentre nel resto della regione non va oltre l’1-2%.
La sinistra radicale ha più voti nell’anconetano e nell’ascolano, ma si tratta di differenze non superiori all’1%, mentre nelle province di MC e AP, non sorprendentemente l’UDC ottiene più voti che nelle altre province; ma anche in questo caso si tratta di differenze dell’ordine del 2 %.
Gli altri partiti sono presenti in maniera sostanzialmente omogenea nelle diverse province.