pasticcio fiera

by Amicus Plato
letto a tre piazze
Il progetto della fiera regionale si complica. Alle perplessità della Camera di commercio anconetana, che chiede un piano industriale per capire se la società avrebbe un futuro dal punto di vista economico, si aggiungono quelle dei comuni; e della Provincia di Ancona che ha posto le stesse condizioni per entrare nella nuova società che dovrebbe gestire le manifestazioni distribuendole in tre quartieri, quello di Pesaro, quello di Ancona (Falconara/Chiaravalle) e quello di Civitanova. leggi il seguito

l’udc contesa

by Amicus Plato
province
Dopo il secondo turno delle amministrative, nel centrosinistra marchigiano si tirano le somme. Non c’è stata la debàcle temuta e si sono ridotte le perdite. Le coalizioni di centrosinistra si confermano al governo dei comuni di Ancona, Pesaro, Urbino, mentre a Fano vince la lista civica del sindaco uscente Aguzzi, alleato del centrodestra, e a Osimo la lista civica di Simoncini, successore del sindaco uscente Latini. Ad Ascoli Piceno il centrosinistra perde ma sfiora la vittoria. In sostanza, la geografia politica dei grandi comuni non cambia.
Diversa la situazione nelle province: leggi il seguito

ma non c’è solo ancona

by il nostro corrispondente da Pesaro
rossini
Nelle elezioni provinciali di Pesaro viene dato per sicuro vincente Matteo Ricci, segretario del PD appoggiato da tutto il centrosinistra. Sbrigata la pratica primarie di partito, sostenendo che non c’era ragione di farle, perchè il PD era unanime nel sostenerlo; sbrigata poi la pratica primarie di coalizione – alle quali si era inopinatamente candidata un’esponente della SD – facendo sostenere agli altri alleati che erano contrari, ha battuto il territorio con un anno di anticipo. leggi il seguito

una fiera, molti interrogativi

by Amicus Plato
pistelli
Riunione sulla fiera in Regione. Sorrisi e consensi, la nuova s.p.a. del sistema fieristico marchigiano – con la Regione attraverso la SVIM, gli enti locali, le camere di commercio e forse in futuro i privati – si farà. Ma i problemi sono tutti lì, irrisolti.
Vediamoli dal punto di vista pesarese. Fino a qualche anno fa, Pesaro non ne voleva sapere di enti regionali, difendeva l’autonomia della propria fiera facendo notare che non era dipendente dalla Regione, ma proprietà della Camera di commercio. Poi, hanno cambiato idea leggi il seguito

la fiera assurda

by Amicus Plato
fiera della pesca
Avrei qualche motivo per avere nostalgia per la Fiera di Ancona che se ne va dalla storica localizzazione al Mandracchio, ma in un blog che si intitola all’innovazione la nostalgia è vietata. Il piano del porto prevede altre destinazioni, l’Autorità portuale intima lo sfratto – anche se concede tempo – e la realizzazione di un polo fieristico in una località più consona (Falconara – Chiaravalle) può essere una scelta giusta. leggi il seguito

pesaro 2009

by il nostro corrispondente da Pesaro
lenin
Si avvicinano le elezioni comunali e provinciali a Pesaro. Che saranno un test importante, perchè Pesaro è un po’ la vetrina della componente DS del PD e una parte decisiva del sindacato di controllo del partito. E’ anche un modello di costruzione del PD, basato sulla sostanziale cooptazione della Margherita nel sistema di potere DS.
Che però fa sentire qualche scricchiolio, se è vero che la provincia è lambita dall’onda leghista e Pesaro prende meno voti di Ancona, la fragile e rissosa Ancona.
E’ anche il momento decisivo per il passaggio dalle consegne da Ucchielli a Matteo Ricci. leggi il seguito

il problema è pesaro

by il nostro corrispondente a Pesaro

Se nelle Marche il PD va un po’ meglio che sul piano nazionale, il risultato potrebbe essere nettamente migliore se a peggiorarlo non fosse quello della provincia di Pesaro-Urbino. Infatti, quasi dappertutto il PD avanza alla Camera di più di 3 punti rispetto all’Ulivo nel 2006, ma nella provincia di Pesaro Urbino aumenta solo dello 0,6 e perde circa 2000 voti.
In parte, ciò è dovuto al fatto che la Sinistra arcobaleno, partendo da una base più ristretta di voti, ne cede meno al PD, ma ci sono altri aspetti che rendono più negativo il quadro: mentre il PDL perde voti nelle Marche rispetto alla somma FI+AN nel 2006, a Pesaro ne guadagna circa 2000, la Lega ne guadagna più di 5000 (su 8000 del totale regionale) e l’IDV ne guadagna meno, a dimostrazione che in qualche misura questo partito fa concorrenza alla Lega nel raccogliere voto di protesta contro la “casta”.
In altre parole, il PD perde verso il centro e verso destra più di quanto non accada nel resto della regione: un fatto contingente? Una conseguenza che qui il matrimonio DS+Margherita è stato meno produttivo, malgrado la maggiore forza organizzata degli ex DS? O addirittura un segnale che un modello di governo e controllo del territorio mostra segni di cedimento?
Una riflessione necessaria in preparazione dei prossimi impegni amministrativi.

la geografia politica marchigiana

by Amicus Plato

I dati elettorali ci consegnano una fotografia della geografia politica marchigiana, una delle regioni in cui il PD prevale sull’avversario, una prevalenza che si presenta abbastanza stabile e consolidata.
Si vede (dati Camera) che in tre province su cinque (MC, AP e Fermo) i due maggiori partiti si equivalgono, con risultati intorno al 38%. Quelli che fanno la differenza sono i dati delle province di Ancona e Pesaro-Urbino. Nella prima, il distacco del PD sul PDL è di 14,3 punti (45,2 il PD, 30,9 il PDL) e nella seconda è di 9,2 punti (43 il PD e 33,8 il PDL). Interessante notare che la formazione dell’Ulivo prima e poi del PD ha modificato la precedente geografia è che è la provincia di Ancona e non quella di Pesaro quella nella quale il PD ottiene i maggiori consensi. Non c’è quindi alcuna giustificazione, in termini di consenso ottenuto, per la preminenza del partito pesarese: questo prevale negli organi del PD e quindi nella determinazione delle scelte solo per la maggiore forza organizzata e l’eredità del passato (il pesarese come provincia rossa), ma non per i consensi che ottiene. Il modello organizzativo pesarese, erede di quello PCI-PDS-DS, non si dimostra più efficace di quello, più plurale e conflittuale, dell’anconetano, mentre l’operazione fondazione del PD si dimostra più produttiva laddove unisce forze diverse che non dove si presenta come un assorbimento nel partito più grande.
Interessante è anche notare che nel pesarese la Lega prende quasi il 4% dei voti, mentre nel resto della regione non va oltre l’1-2%.
La sinistra radicale ha più voti nell’anconetano e nell’ascolano, ma si tratta di differenze non superiori all’1%, mentre nelle province di MC e AP, non sorprendentemente l’UDC ottiene più voti che nelle altre province; ma anche in questo caso si tratta di differenze dell’ordine del 2 %.
Gli altri partiti sono presenti in maniera sostanzialmente omogenea nelle diverse province.

accanimento terapeutico

by Amicus Plato

Dopo l’intervento di Walter Scavolini (vedi il post “Fiera di Pesaro addio?”), in cui il maggiore produttore di mobili della regione diceva che la Fiera di Pesaro così come è non serve a niente, anche a Pesaro si è aperto il dibattito sull’argomento. Molti hanno proposto una riconversione delle strutture (convegnistica, sport) con spazio limitato per esposizioni in una fiera che non ha futuro.
Ma ieri si è svolta una riunione al massimo livello: Palmiro Ucchielli, presidente della Provincia e amministratore delegato della PD Holding, che controlla gran parte degli enti della provincia, il sindaco di Pesaro Ceriscioli, che aveva proposto la riconversione della struttura, e Drudi, presidente della Camera di Commercio proprietaria della Fiera, che probabilmente non aveva gradito l’esternazione del sindaco.
Al termine, un comunicato che va decodificato per i lettori. In esso, dopo avere premesso che ci vuole un piano industriale, si dice che “la fiera dovrà essere una struttura polivalente per le inziative del sistema produttivo, economico e sociale (?, ndr)..In una politica di marketing territoriale, la fiera può avere un ruolo centrale. Ora è necessario che la Regione completi al più presto il progetto di un polo fieristico regionale di cui Pesaro in questo momento, e VISTE LE PECULIARIETA’ DEL QUARTIERE ANCONETANO, diventi punto di riferimento in grado di valorizzare i sistemi produttivi dell’intero territorio marchigiano”.
Il linguaggio contorto non nasconde i concetti, che sono: della fiera non sappiamo bene cosa fare – “iniziative del sistema produttivo, economico e sociale” in attesa di un piano industriale che non c’è – ma la Regione mantenga le promesse, ci dia i soldi e, visto che la fiera di Ancona deve essere spostata, la nostra diventi il polo fieristico per l’intera regione”.
Che poi questi soldi siano buttati su una struttura ed un ente da chiudere e per di più di proprietà della Camera di commercio, la quale non si sogna di investirci i suoi soldi e sa bene che non troverebbe nessun privato disposto a farlo, questo è un dettaglio che ai nostri non interessa.

fiera (di pesaro) addio?

by Amicus Plato

Con la franchezza del bambino nella favola del re nudo, Walter Scavolini, principale produttore di mobili delle Marche, è intervenuto sulle prospettive della Fiera di Pesaro (vedi Il Resto del Carlino di Pesaro di oggi). Dicendo in sostanza: “si faccia una buona indagine di mercato. Se c’è una buona prospettiva, bene, altrimenti si chiuda e in quell’area si costruisca qualcosa di altro”.
In queste condizioni, ha lasciato intendere, non serve a niente, tant’è che per il Salone del mobile, la principale esposizione della Fiera, dice di non avere riscontrato “il benchè minimo interesse” da parte degli imprenditori. Tanto meno per un’esposizione destinata agli acquirenti russi.
Invece la Regione si propone di investire in una fiera, per la quale gli utenti non nutrono alcun interesse e per la quale, evidentemente, manca una seria analisi di mercato.
Proprio oggi, il presidente della Provincia di Pesaro-Urbino Palmiro Ucchielli interviene sulla stampa per chiedere la soppressione di enti, agenzie, commissioni inutili. Bene, presidente, perchè non cominciare dalla fiera?