il rimpasto

by Amicus Plato
rumor
Dopo avere sostituito Agostini e Minardi con Donati e Solazzi, a Spacca era rimasto un pezzo per chiudere il puzzle, quello del Partito socialista, che, diviso tra Rocchi, consigliere regionale, e Seri, segretario regionale, non era in grado di esprimere una proposta per la carica di assessore. Ora il problema sembra risolto: nel PSI si sono messi d’accordo, Rocchi entrerà in Giunta e in cambio si dimetterà da consigliere comunale di Ancona e si impegna a non ricandidarsi alle prossime regionali. leggi il seguito

le marche al governo

by il nostro corrispondente nel Transatlantico
marche
Fatte le commissioni parlamentari. Non è facile ritrovare tutti gli eletti nelle Marche, perchè alcuni sono degli illustri sconosciuti paracadutati (chi sono Abrignani, Barbaro, Brigandì?). Comunque, alla Camera abbiamo Giovanelli nella commissione affari costituzionali, Cavallaro alla Giustizia, Pistelli agli Esteri, Ceroni, Ciccanti e Vannucci alla Bilancio, Favia ai Trasporti, Ciccioli vicepresidente agli Affari sociali, Agostini all’Agricoltura e Merloni agli Affari europei (materia di cui è ministro ombra per il PD).
Al Senato, Tonini è agli Esteri, Amati alla Difesa, Rossi al Bilancio, Baldassarri presidente della Finanze, Magistrelli e Morri all’Ambiente, Casoli e Piscitelli all’Industria. Ma se Tonini, Rossi, Pistelli, Morri e altri non sono marchigiani, abbiamo anche Sbarbati (Industria) e Saltamartini (Affari costituzionali) eletti in Sardegna e Paolini della Lega che ha optato per la Toscana.
Nessuno al Governo. Tremonti e il PDL non si sono spesi per Baldassarri, considerato uno che si agita troppo in cerca di visibilità, mentre anche da AN delle Marche si è fatto sapere che se uno doveva andare al Governo, quello non era Baldassarri. I dirigenti regionali della Confindustria lamentano che non ci sia nessun marchigiano al Governo e dicono di averne parlato con Berlusconi che ne avrebbe parlato con Napolitano. Nientemeno. Non si rendono conto che avere uin sottosegretario – per inciso, a quale ministero? – conta meno di avere un buon parlamentare. I sottosegretari non partecipano alle riunioni del Governo e talvolta non vedono il loro ministro per mesi.
Che le Marche, e in particolare la sua industria, meritino un sottosegretario è una cosa che non ha senso; nè un sottosegretario può compensare la valanga di paracadutati nelle liste marchigiane. Invece di piatire posti di (sotto)governo bisognerebbe battersi in modo bipartisan per il diritto di scegliere i propri parlamentari.

il porto di ancona (2)

by A.L.

In questo contesto, le linee di possibile conflitto sono varie: tra Ancona Merci e Frittelli (che, come si è detto è fuori dalla società), tra privati e cooperative, tra Comune e AP, per la programmazione urbanistica. Senza contare altri operatori dell’area (cantieri, pescatori, Ente Fiera, Marina Dorica, ecc.ecc). E sono varie anche le linee di possibili alleanze, che possono dipendere da questioni di business, da affinità politiche, o dall’interesse comune di impedire l’ingresso di nuovi operatori. Si formano assi politico/economici (Bucciarelli-Galli, Duca-Libri, Sturani-Pistelli-Giampaoli), senza cogliere i quali è difficile capire le ragioni del voto che hanno portato alla mancata nomina di Eugenio Duca come segretario generale dell’AP.
Le cose si complicano per le scadenze che si avvicinano: opere da completare (banchina, diga di protezione), da avviare o progettare (uscita dal porto, raddoppio porto turistico, spostamento del porto peschereccio, spostamento della Fiera) e piani da approvare (piano del porto, nuovo PRG della città).
Ma soprattutto ci sono due scadenze, la fine del mandato del presidente dell’AP Giovanni Montanari e l’affidamento in concessione di 300 metri di nuova banchina, anticipazione di una futura concessione di altri 600 metri che di fatto raddoppierà la capacità produttiva del porto commerciale. A chi andrà la concessione? Non si potrà procedere di nuovo con una concessione diretta e senza gara, ipotesi accarezzata da Ancona Merci che dovrà abbandonare alcune banchine del porto storico. Si formeranno raggruppamenti tra operatori locali e grandi operatori esterni per la gestione dei piazzali e degli imbarchi e i relativi investimenti in attrezzature? E che fine faranno Ancona merci e le società che la possiedono? E che ruolo svolgerà la politica? La possibilità che si aprano spazi maggiori per il mercato e la concorrenza crea ansia, stimola alleanze.
Perché una cosa è certa, tra i fattori che ostacolano lo sviluppo del porto – dopo una stagnazione dei traffici all’inizio del secolo, c’è una ripresa che il porto di Ancona solo in parte riesce a catturare – non c’è solo la mancanza di spazi e di infrastrutture, che rallenta le operazioni e aumenta i costi, ma anche una struttura economico-imprenditoriale di tipo monopolistico – corporativo in collusione con le istituzioni e la politica che aumenta anche essa i costi e complica la gestione.
Senza innovare anche su questi aspetti, i grandi investimenti che si chiedono a gran voce per aumentare la capacità produttiva del porto saranno, almeno in parte, inutili.