il dibattito sulla patrimoniale

by A.L.
paperone
Non solo di Ruby. In questi giorni si parla anche di tasse e in particolare della proposta, avanzata da Giuliano Amato e ripresa da Veltroni al Lingotto, di un’imposta patrimoniale straordinaria per abbattere il debito pubblico.
La contestano Berlusconi e Baldassarri, ma anche, sorprendentemente, il responsabile economico del PD Fassina. L’annullamento della Conferenza programmatica del Pd a Napoli ha impedito di dire la sua a Bersani. Tace Tremonti, si dicono non contrari Prodi e Dini, LEGGI IL SEGUITO

una manovra etica?

by Amicus Plato
tremonti
Se Berlusconi è in ribasso perfino coi tifosi del Milan, Tremonti è sulla cresta dell’onda. Tutti gli riconoscono il merito di…non avere fatto niente di fronte alla crisi finanziaria. Così non ha scassato il bilancio dello Stato, anche se il rapporto debito/PIL è aumentato di più di dieci punti in due anni: la recessione, ma anche l’abbassamento della guardia sull’evasione fiscale hanno depresso le entrate, mentre le spese hanno continuato a correre. Ma perlomeno, si dice, non abbiamo fatto la fine della Grecia. leggi il seguito

una provocazione salutare

by Amicus Plato
prodi
Non so se Romano Prodi ha voluto mandare un siluro al gruppo dirigente nazionale del PD, certo è che la sua proposta di elezione del segretario nazionale del partito è eversiva, sia rispetto ai metodi antichi (il congresso nazionale, preparato da quelli provinciali) che a quelli vigenti (le primarie nazionali).
Ed è sorprendente che la faccia proprio lui che fu investito – come candidato alla presidenza del Consiglio – con il primo esperimento di primarie. Il segretario nazionale del PD sarebbe scelto dai venti segretari regionali, a loro volta eletti attraverso primarie regionali; leggi il seguito

la rifondazione mancata

by Amicus Plato
bertinotti
“La rifondazione mancata” è il titolo di un libro di Salvatore Cannavò, giornalista di Liberazione e deputato di RC nella precedente legislatura, uno di quei trotzkysti che hanno reso la vita difficile a Prodi.
E’ la storia di RC, dalla nascita nel 1991 quando radunò molti dei comunisti che dissero di no alla scelta di Occhetto di sciogliere il PCI e fondare il PDS, all’epilogo del 2008, quando è scomparsa dal Parlamento. leggi il seguito

il ritorno di prodi

by Amicus Plato
prodi
Fa piacere vedere, ieri a “Che tempo che fa”, Romano Prodi sereno, abbronzato e privo di risentimento per la sua uscita di scena un anno fa: ha rinnovato la tessera del PD – che rimane, dice, l’unica speranza per la salvezza del paese -, parla con competenza e chiarezza della crisi economica. Si dichiara pensionato: che non vuole dire fuori dalla politica, bensì fuori dalla corsa per le cariche, ma impegnato nella riflessione e nel dibattito a sinistra.
Su quale linea? E qui viene la sorpresa, perchè Prodi ripropone pari pari l’esperienza e la strategia dell’Unione, fallita per ben due volta sotto la sua guida, anche se non per sua responsabilità. leggi il seguito

non si torna indietro

by Amicus Plato

Lunedì sapremo i risultati, ma già ora si può tentare un primo bilancio della campagna del PD. La decisione di andare “liberi” è stata la carta decisiva, forse vincente: pensate se il PD si fosse presentato insieme a dieci partiti! Da questa decisione originaria sono scaturiti un programma elettorale coerente e credibile e un linguaggio uniforme. Checchè si dica dell’opportunità di dare ospitalità ai radicali e di allearsi con l’IDV, non ci sono stati la babele della comunicazione, la rincorsa a mettere una pezza alle gaffe, la mediazione tra posizioni inconciliabili. L’esperienza del Governo Prodi, con le sue divisioni, ha pesato non più di tanto.
Il candidato premier si è mosso bene, ha parlato in modo convincente e ha dato, per quanto possibile, identità ad un partito nato da poco, in alternativa ad un’alleanza che, a parte le sparate di Bossi, ancora una volta ha trovato il suo unico cemento in Berlusconi.
Positiva è stata anche l’impostazione della campagna, basata sulle proposte per il paese e non sulla demonizzazione dell’avversario, anche se questo non ha resistito alla tentazione di scatenare la rissa o di strumentalizzare vicende delicate come quella dell’Alitalia. E anche l’appello unitario alle forze sociali, ai laici e ai cattolici, al Nord e al Sud del paese.
Tra i limiti metterei la formazione delle liste, una certa mancanza di autorevolezza da uomo di stato di Veltroni e anche, e questa è stata una sorpresa, di enfasi sul messaggio di speranza che si pure si è lanciato al paese (I have a dream).
Ha nuociuto la mancanza di dibattiti vis a vis tra i due maggiori contendenti, che nelle democrazie bipolari sono il sale del confronto, ma questo non è colpa di chi ha guidato la campagna.
Da questa campagna, si esce con un primo risultato: il PD c’è, anche se in periferia spesso non corrisponde al bisogno di innovazione che ne ha giustificato la nascita, non è solo la somma dei partiti fondatori, ha un profilo politico unitario, un programma riformista e una leadership.
C’è molto da fare, ma da qui non si torna indietro.

visto da bruxelles

by H.E., nostro corrispondente da Bruxelles

Chissà? Magari può essere interessante per il lettore di Antelitteram sapere come ci vedono gli altri nella capitale dell’Europa. Niente di scientifico, molto di concreto, di vissuto. L’idea m’è venuta all’ennesima domanda, sempre la stessa: “Che si dice a Bruxelles dell’Italia?”. Per evitare di continuare a barcamenarmi in risposte caleidoscopiche, ho deciso di verificare presso alcuni amici di diverse nazionalità, per la precisione 4 colleghi con responsabilità di management (tra cui un ex segretario generale del Partito del Socialismo Europeo) e 2 colleghi giovani molto dinamici e motivati. I paesi da cui provengono sono Germania, Spagna, Gran Bretagna, Olanda, Romania e Ungheria. Insomma un campione abbastanza rappresentativo. Ho posto alcune domande, alle quali i miei colleghi hanno risposto come segue (uso le loro espressioni):
1) Che pensate del fatto che in Italia si voti dopo meno di due anni, a seguito delle dimissioni del governo Prodi?
La delusione, anche profonda, è il sentimento comune, ma praticamente tutti hanno affermato di non essere sorpresi perché non si tratta di un’eccezione in un’Italia considerata instabile, dove l’instabilità fa parte della cultura politica. Il governo di centro-sinistra (o centrosinistra, per loro è uguale) non ha saputo intaccare questo fattore negativo. Anche la preoccupazione di aver perso un governo pro-europeo è espressa da tutti, ma prevale la rabbia per il fatto che i governi di centro-sinistra in Italia non riescono mai a completare i loro programmi per mancanza di tempo (dovuta a beghe interne, o più precisamente all’inesistenza di coesione e di coraggio). Qualcuno ha citato il troppo potere dei piccoli partiti e il sistema elettorale incongruo.
2) Chi, a vostro parere, vincerà le elezioni? e cosa pensate del fatto che Berlusconi (secondo i sondaggi) è nuovamente in pole-position?
Tutti sono informati sui sondaggi, ma tutti nelle risposte vanno al di là sostenendo che il problema è nella mancanza di una elite che a sinistra sappia anticipare il ritmo della politica, oppure nel fatto che si arrivi alle elezioni senza che il centro-sinistra si sia preparato in anticipo, o ancora nel fatto che il dibattito sull’etica nella politica si sia perduto per strada. Dall’altra parte si riconosce la capacità di Berlusconi di raggruppare una maggioranza, ma un suo ritorno al governo porrebbe dei problemi alla credibilità del paese e domande sugli sviluppi dell’integrazione europea in questa fase delicata. In effetti, tutti ripetono spesso l’apprezzamento per l’attitudine chiaramente pro-europea del governo Prodi. Per il resto, c’è chi ha detto che in democrazia ogni paese ha il governo che si merita.
3) Che idea avete della sinistra italiana nel suo insieme?
L’immagine più divertente (o tragica?) tra quelle evocate è quella di una Matrioska infertile. Ma l’aggettivo “frammentata” è il più frequente, ed è la causa della vulnerabilità. Tuttavia questo non ha impedito alla sinistra italiana di giocare un ruolo importante nella cultura italiana è pienamente riconosciuto. Quanto agli sviluppi futuri, il fatto che la sinistra italiana possa lasciare la famiglia socialista europea è considerato un errore.
4) A parte tutti questi aspetti politici, quali sono gli elementi o gli eventi italiani che hanno attirato in particolare la vostra attenzione?
Faccio la lista delle cose citate, interessante perché si tratta di “stranieri” che vivono fuori d’Italia: i regolamenti di conti nella criminalità, la spazzatura a Napoli, la morte di Pavarotti, la morte violenta di una giovane inglese, la discriminazione verso la comunità rumena, la richiesta di un seggio in più al Parlamento europeo. Ma c’è chi ha ricordato la conquista della Francia da parte di Carla Bruni.