figli di un dio minore

by Amicus Plato
charlot
“I popolari non sono figli di un dio minore”, è il grido di dolore lanciato dal segretario del PD anconetano Giovanni Ranci da un tavolo della presidenza dell’assemblea cittadina del PD integralmente occupato da rappresentanti della Margherita. Difficile condividere il suo disagio, perlomeno ad Ancona, ma se il segretario lo sente e vive in questo modo, vuole dire che un problema c’è.
Premetto che sono tra chi ha sempre sperato e tuttora spera che le vecchie appartenenze siano superate con un rimescolamento vero di persone, di idee e di esperienze, ma, per dirla con D’Alema, per ora l’amalgama non è riuscito: leggi il seguito

tempi supplementari

by Amicus Plato
torno subito
Sturani era tentato davvero di andarsene. E si capisce: se lo avesse fatto due settimane fa sarebbe stato sul’onda dell’inchiesta e dei pettegolezzi cittadini, ora lo farebbe dopo avere preso l’applauso dell’assemblea cittadina del PD e il voto di fiducia del Consiglio. Potrebbe dire di avere fatto tutto il possibile per salvare la situazione ma di non esserci riuscito di fronte a divisioni incomponibili.
Anche Ranci è tentato di mollare. leggi il seguito

il pd non è la margherita

by Amicus Plato
mattoni
Sul Corriere Adriatico del 22 gennaio, il segretario del PD di Ancona Ranci chiede il “patto di ferro” nel PD, gli risponde Stefania Benatti, assessore regionale e presidente dell’assemblea cittadina del PD: “non accettiamo documenti imposti, c’è il rischio di una spaccatura del partito”. In mezzo il sindaco e la Giunta, che in questo contesto sembrano perfino un fatto secondario. leggi il seguito

gli amici di sturani

by Amicus Plato
sturani
Dopo varie riunioni di gruppi – da Sardella, al Pincio, da My Nonna e altre – il rischio era che agli occhi dell’opinione pubblica cittadina e del partito democratico anconetano, lo stesso sindaco apparisse isolato. E’ comprensibile perciò che alcuni “amici di Sturani” abbiano convocato una riunione ieri alla Palombella per incoraggiare il sindaco ad andare avanti. Sbagliato invece escludere qualcuno: si doveva chiarire lo scopo della riunione – appunto, incoraggiare il sindaco – e lasciare che chi non condivide lo scopo si autoescludesse. leggi il seguito

il puzzle anconetano

by Amicus Plato
puzzle
Piano piano, le tessere del puzzle anconetano si stanno ricomponendo. Senza una regia, ma per la comune consapevolezza che continuare così sarebbe un suicidio, tra conflitti di partito, indebolimento dell’amministrazione, figuracce pubbliche e contrasti con la Regione.
In primo luogo, Spacca e Sturani hanno firmato se non la pace almeno un armistizio: ne sono una prova la localizzazione dell’INRCA all’Aspio, come richiesto da Sturani, l’apertura del nuovo pronto soccorso, i fondi per i trasporti. In cambio, Sturani non obietta alla delocalizzazione della Fiera leggi il seguito

caro ranci

by Amicus Plato
toto
Caro Ranci,
confesso che le tue dichiarazioni di oggi alla stampa non mi hanno convinto. Si prefigura una “resa dei conti” con presumibile bagno di sangue e si individuano i cattivi: gli incappucciati, per usare una definizione di Frisoli, che hanno votato la mozione di sfiducia della minoranza, Galeazzi e Magistrelli, colpevoli di avere criticato Simonetti per l’eccessiva drammatizzazione del voto; per parte sua, Simonetti ha accusato i due per avere promosso riunioni, una critica che neanche ai tempi del centralismo democratico del PCI. leggi il seguito

il caso frisoli

by Amicus Plato
ancona
Probabilmente, neanche i consiglieri di minoranza che hanno presentato la mozione di sfiducia al presidente del Consiglio comunale di Ancona Pino Frisoli pensavano di fare tanti danni alla maggioranza: un colpo sparato a casaccio, come il primo nel gioco della battaglia navale, e invece, voilà, colpito un incrociatore! 15 voti a favore, 12 contro, e 9 astenuti, non abbastanza per affondare la nave nemica, ma sufficienti per spaccarla a metà, se è vero che metà del gruppo PD si è astenuto o ha votato a favore. leggi il seguito

tutto il potere a ranci?

by Amicus Plato
re sole
La lettura della bozza di regolamento organizzativo del PD di Ancona suscita diversi interrogativi.
In primo luogo, mancano diverse cose importanti: la spiegazione possibile è che ci si è limitati alle norme necessarie al funzionamento fino all’entrata in vigore dello statuto regionale; ma allora perchè un’attenzione puntigliosa alla formazione della lista comunale e ai limiti ai mandati? Si pensa forse che le elezioni siano imminenti? leggi il seguito

ancona, risorsa per le marche

by A.L.

Fortemente voluta dal nuovo segretario del PD di Ancona Giovanni Ranci, ieri a Portonovo, assemblea sul tema “Ancona, risorsa per le Marche”. L’atmosfera preelettorale favorisce la partecipazione e scalda il clima, ma non stimola l’approfondimento. D’altra parte, precisa Ranci, è solo l’inizio di un lavoro che proseguirà dopo le elezioni.
Il presidente Spacca fa un parallelo tra l’industrializzazione senza fratture dello sviluppo marchigiano e la politica senza fratture, basata sulla collaborazione lungo la “filiera istituzionale”: Governo e Parlamento, Regione, enti locali. Per lui, il problema del capoluogo non esiste: questo ruolo è già nei fatti e sarà favorito da nuove iniziative: la localizzazione ad Ancona, nella cittadella ristrutturata, del nuovo Segretariato per l’Adriatico e lo Ionio, emanazione dei ministeri degli esteri dei paesi rivieraschi, e della Agenzia per la terza età, espansione dell’INRCA.
In realtà, il problema del capoluogo esiste e non riguarda solo il fisiologico conflitto sulle competenze e le risorse. Ha radici lontane, ma la sua declinazione moderna nasce proprio dalla teoria dell’”industrializzazione senza fratture”. Basta rileggere il fondamentale testo di Giorgio Fuà del 1983, a cui Spacca spesso si riferisce per farne una vera e propria “ideologia marchigiana”. In esso, l’economista anconetano svela i pregi dello sviluppo decentrato – piccola industria e piccole città – in contrapposizione ai limiti e ai guasti di quello accentrato, basato sulla grande industria e la grande città. E nega che la questione si possa porre nei termini di una campagna industrializzata contrapposta ad una città terziaria che fornisce servizi al sistema. Anche per i servizi si pone l’esigenza di una loro diffusione, facilitata dalle dotazione di infrastrutture materiali e immateriali. Ne segue inevitabilmente, ma di questo Fuà non si occupa, che le tipiche funzioni di un capoluogo vanno ridefinite nel modello dello sviluppo diffuso. Portando al limite il discorso, si potrebbe dire che nella regione dello sviluppo diffuso, il capoluogo non serve.
Da allora, nessuno purtroppo ha studiato il problema, né a livello del Comune né a quello della Regione. Di più, le intuizioni e gli studi di Fuà sono spesso serviti a giustificare la dispersione localistica delle risorse e a sottovalutare le esigenze di accentramento che anche in una regione come le Marche inevitabilmente si pongono e che oggi sono contenute nell’agenda dell’”area metropolitana” di Ancona. Se poi si considera che è attiva, e talvolta intensa, una competizione “geopolitica” tra territori che smentisce l’armonia della politica senza fratture lungo la filiera istituzionale, ne segue che il problema del rapporto tra Ancona e le Marche e tra gli enti che le governano si pone, eccome.
E bene fa il PD anconetano a tematizzarlo, non nei termini di una conflittualità rivendicativa, ma di una competizione nel campo dell’analisi e della proposta.