veltroni come fini?

by Amicus Plato
veltroni
Di ritorno da Orvieto dove si è tenuta la XII assemblea annuale di Libertà eguale, l’associazione presieduta da Enrico Morando che in questi anni ha dato un notevole contributo alla formazione di una nuova cultura politica riformista. Sotto due profili, quello della riforma del sistema politico e della costruzione del PD come uno dei pilastri del bipolarismo, e quello di una piattaforma ideale e programmatica sintesi del riformismo di ispirazione socialista e del pensiero liberale e democratico. Oltre le vecchie appartenenze. LEGGI IL SEGUITO

simul stabunt?

by Amicus Plato
pilastri
Un articolo di Angelo Panebianco sul Corriere della sera di qualche settimana fa ha posto l’interrogativo: se si sfascia il PDL succederà lo stesso anche al PD?
La sua risposta è affermativa: i due partiti si reggono a vicenda, sono figli del sistema bipolare e della legge elettorale maggioritaria; non è un caso che il PDL sia nato come reazione rapida (il discorso del predellino) e simmetrica alla nascita del PD con le primarie che incoronarono Veltroni. leggi il seguito

capitalismo, mercato, democrazia

by A.L.
tempi moderni
1. Non ci può essere democrazia senza proprietà e mercato;
2. Proprietà e mercato vogliono dire capitalismo;
3. Ma il capitalismo contrasta con la democrazia.
Come la mettiamo?
Intorno a queste tre affermazioni e alla domanda finale, su cui si arrovellano politici e scienziati sociali da due secoli, ruota la riflessione di Michele Salvati da molti anni e anche il suo ultimo libro “Capitalismo, mercato e democrazia” (Il Mulino), in cui raccoglie, dopo un ampio saggio introduttivo, alcune lunghe recensioni ad altri autori – Dunn, Phillips, Reich, Glyn, Castells, Attali, Dahrendorf, – che hanno affrontato sotto diversi profili – economico, politologico, storico, sociologico – questa cruciale domanda. leggi il seguito

due interventi sul pd

by Amicus Plato
equilibrio
Su Il Riformista di oggi, Michele Salvati riassume, secondo me in modo chiaro ed esauriente, i nodi irrisolti nel Pd che rischiano di provocare lo stesso fallimento del progetto del nuovo partito. E sono cinque:
1. un residuo problema ideologico – culturale, che divide le due formazioni fondatrici del nuovo partito soprattutto sui problemi su cui pesano gli interventi della gerarchia ecclesiastica. Dice Salvati che questa divisione non sarebbe difficile da comporre se ci fosse stato quel processo di rimescolamento tra le diverse componenti che si auspicava, ma che non è avvenuto. leggi il seguito

di ritorno da orvieto

by A.L.

Orvieto, riunione annuale dell’associazione Libertàeguale, comunemente detta dei liberal, presieduta da Enrico Morando. Relazione di Michele Salvati, intervento clou di Walter Veltroni, che sceglie Orvieto per lanciare il suo messaggio: “da soli, alle elezioni, con qualunque legge elettorale”.
Legittima soddisfazione dei liberal: dieci anni fa erano uno sparuto gruppetto che tematizzava il Partito democratico e oggi si ritrovano con il partito costituito, magari non come lo avrebbero voluto, ma siamo solo agli inizi. E alcuni dei suoi esponenti, Morando, Tonini, Ceccanti, sono tra i collaboratori stretti del segretario. Veltroni non ha deluso: l’aveva già detto, “mai più alleanze eterogenee e incoerenti, è a rischio, di fronte all’incapacità a decidere della democrazia italiana, non solo la governabilità, ma anche la coesione sociale e nazionale”. Ha rafforzato il concetto con l’aggiunta “da soli, con qualsiasi legge elettorale” : quella che uscisse dal Parlamento, quella che seguisse alla vittoria dei sì nel referendum, perfino con la legge attuale se si dovesse andare a breve ad elezioni anticipate.
Discorso coraggioso, rivolto a chi ostacola la riforma, perchè sappia che se si va alle elezioni non avrà la rete di protezione dell’alleanza dell’Unione a tutti i costi; rivolto a Berlusconi, sfidandolo a dare seguito ai suoi proclami sul nuovo partito del popolo e delle libertà. Ma, soprattutto, un discorso che dà credibilità al progetto del PD, perchè significa che il suo leader non è disposto a svuotarlo per tentare di vincere a tutti i costi le elezioni. Talmente coraggioso che molti non l’hanno creduto: qualche malfidato ha pensato ad un siluro al Governo, altri ad una semplice mossa tattica.
No, una logica e coerente conseguenza del progetto del partito “a vocazione maggioritaria”, perno di un rinnovato sistema bipolare, che metta fine alla frammentazione e alla ingovernabilità.
E poi, chi l’ha detto, ha aggiunto il segretario, che da soli si perde sicuramente? E’ tale l’insofferenza generale per la condizione del nostro sistema politico che un gesto di rottura e di innovazione potrebbe essere premiato dagli elettori al di là della aspettative.
A condizione che il partito che si sta mettendo in piedi sia davvero nuovo e non la stanca riproposizione dei modelli del passato.