il modem ad ancona

by Amicus Plato
modem
Il Modem, Movimento democratico, fondato da 75 parlamentari del PD, si è presentato ieri ad Ancona. Alla presidenza Maria Paola Merloni, Beppe Fioroni, Vittoriano Solazzi, Giorgio Tonini.
Sala affollata, nessun rappresentante degli organi provinciali e regionali del partito; a segnalare con l’assenza l’avversione della maggioranza bersaniana. Quasi tutti i presenti di area ex popolari: un limite, perchè il movimento (non una corrente, viene ribadito) sembra assai poco trasversale. LEGGI IL SEGUITO

veltroni come fini?

by Amicus Plato
veltroni
Di ritorno da Orvieto dove si è tenuta la XII assemblea annuale di Libertà eguale, l’associazione presieduta da Enrico Morando che in questi anni ha dato un notevole contributo alla formazione di una nuova cultura politica riformista. Sotto due profili, quello della riforma del sistema politico e della costruzione del PD come uno dei pilastri del bipolarismo, e quello di una piattaforma ideale e programmatica sintesi del riformismo di ispirazione socialista e del pensiero liberale e democratico. Oltre le vecchie appartenenze. LEGGI IL SEGUITO

il nuovo conio

by Amicus Plato
falcee martello
Siamo arrivati all’epilogo. Stasera nuova riunione del centrosinistra e tra qualche giono si saprà se la coalizione che si candida a governare le Marche per altri cinque anni con Spacca sarà “di nuovo conio” o batterà la vecchia bandiera.
Ucchielli continua a giocare su due tavoli e disfa da una parte quello che tesse dall’altra. leggi il seguito

sostiene tonini

by Amicus Plato
crisi
Ieri Giorgio Tonini ad Ancona, chiamato dalla federazione provinciale del PD, ha parlato delle proposte del PD sulla crisi. Per lui, il Governo ha sbagliato le previsioni, impostando nel giugno dello scorso anno una manovra inutilmente restrittiva, che poi ha dovuto subito smentire, e oggi, malgrado la grande forza parlamentare e mediatica, non è in grado di definire un vero progetto di modernizzazione. Basta vedere come si è rapportato con le banche – prima la Robin Hood tax e poi il soldi per ricapitalizzare – o sul mercato del lavoro, definito magnifico da Brunetta, mentre è un mercato profondamante diviso tra 9 milioni di lavoratori tutelati e 9 milioni senza alcuna tutela (indennità di disoccupazione, cassa integrazione, ecc.). leggi il seguito

le marche al governo

by il nostro corrispondente nel Transatlantico
marche
Fatte le commissioni parlamentari. Non è facile ritrovare tutti gli eletti nelle Marche, perchè alcuni sono degli illustri sconosciuti paracadutati (chi sono Abrignani, Barbaro, Brigandì?). Comunque, alla Camera abbiamo Giovanelli nella commissione affari costituzionali, Cavallaro alla Giustizia, Pistelli agli Esteri, Ceroni, Ciccanti e Vannucci alla Bilancio, Favia ai Trasporti, Ciccioli vicepresidente agli Affari sociali, Agostini all’Agricoltura e Merloni agli Affari europei (materia di cui è ministro ombra per il PD).
Al Senato, Tonini è agli Esteri, Amati alla Difesa, Rossi al Bilancio, Baldassarri presidente della Finanze, Magistrelli e Morri all’Ambiente, Casoli e Piscitelli all’Industria. Ma se Tonini, Rossi, Pistelli, Morri e altri non sono marchigiani, abbiamo anche Sbarbati (Industria) e Saltamartini (Affari costituzionali) eletti in Sardegna e Paolini della Lega che ha optato per la Toscana.
Nessuno al Governo. Tremonti e il PDL non si sono spesi per Baldassarri, considerato uno che si agita troppo in cerca di visibilità, mentre anche da AN delle Marche si è fatto sapere che se uno doveva andare al Governo, quello non era Baldassarri. I dirigenti regionali della Confindustria lamentano che non ci sia nessun marchigiano al Governo e dicono di averne parlato con Berlusconi che ne avrebbe parlato con Napolitano. Nientemeno. Non si rendono conto che avere uin sottosegretario – per inciso, a quale ministero? – conta meno di avere un buon parlamentare. I sottosegretari non partecipano alle riunioni del Governo e talvolta non vedono il loro ministro per mesi.
Che le Marche, e in particolare la sua industria, meritino un sottosegretario è una cosa che non ha senso; nè un sottosegretario può compensare la valanga di paracadutati nelle liste marchigiane. Invece di piatire posti di (sotto)governo bisognerebbe battersi in modo bipartisan per il diritto di scegliere i propri parlamentari.

di ritorno da orvieto

by A.L.

Orvieto, riunione annuale dell’associazione Libertàeguale, comunemente detta dei liberal, presieduta da Enrico Morando. Relazione di Michele Salvati, intervento clou di Walter Veltroni, che sceglie Orvieto per lanciare il suo messaggio: “da soli, alle elezioni, con qualunque legge elettorale”.
Legittima soddisfazione dei liberal: dieci anni fa erano uno sparuto gruppetto che tematizzava il Partito democratico e oggi si ritrovano con il partito costituito, magari non come lo avrebbero voluto, ma siamo solo agli inizi. E alcuni dei suoi esponenti, Morando, Tonini, Ceccanti, sono tra i collaboratori stretti del segretario. Veltroni non ha deluso: l’aveva già detto, “mai più alleanze eterogenee e incoerenti, è a rischio, di fronte all’incapacità a decidere della democrazia italiana, non solo la governabilità, ma anche la coesione sociale e nazionale”. Ha rafforzato il concetto con l’aggiunta “da soli, con qualsiasi legge elettorale” : quella che uscisse dal Parlamento, quella che seguisse alla vittoria dei sì nel referendum, perfino con la legge attuale se si dovesse andare a breve ad elezioni anticipate.
Discorso coraggioso, rivolto a chi ostacola la riforma, perchè sappia che se si va alle elezioni non avrà la rete di protezione dell’alleanza dell’Unione a tutti i costi; rivolto a Berlusconi, sfidandolo a dare seguito ai suoi proclami sul nuovo partito del popolo e delle libertà. Ma, soprattutto, un discorso che dà credibilità al progetto del PD, perchè significa che il suo leader non è disposto a svuotarlo per tentare di vincere a tutti i costi le elezioni. Talmente coraggioso che molti non l’hanno creduto: qualche malfidato ha pensato ad un siluro al Governo, altri ad una semplice mossa tattica.
No, una logica e coerente conseguenza del progetto del partito “a vocazione maggioritaria”, perno di un rinnovato sistema bipolare, che metta fine alla frammentazione e alla ingovernabilità.
E poi, chi l’ha detto, ha aggiunto il segretario, che da soli si perde sicuramente? E’ tale l’insofferenza generale per la condizione del nostro sistema politico che un gesto di rottura e di innovazione potrebbe essere premiato dagli elettori al di là della aspettative.
A condizione che il partito che si sta mettendo in piedi sia davvero nuovo e non la stanca riproposizione dei modelli del passato.