rafforzare l’assemblea

by Amicus Plato

A Maurizio Mangialardi, che sarà, come gli auguro, il preidente del gruppo consiliare del Pd nell’Assemblea legislativa delle Marche, e quindi di fatto il capo dell’opposizione, suggerirei di scegliere come priorità l’impegno per il rafforzamento dell’Assemblea, che negli anni passati ha perso di importanza e visibilità.

So bene che dalla nuova maggioranza si potrebbe eccepire che il Pd avrebbe potuto pensarci prima, e non avrebbe tutti i torti, ma non si faccia scoraggiare: vedrà che prima o poi avrà con sè anche molti consiglieri di maggioranza e l’ufficio di presidenza. Non avalli il fatto che la presidenza dell’Assemblea sia considerata meno di un assessorato e trattata sullo stesso tavolo in cui si tratta la giunta. Perchè è un’altra cosa, rappresenta tutti.

Questo rafforzamento non dovrebbe significare maggiore interferenza nell’attività e le prerogative della giunta, come in passato cercavano di fare alcuni consiglieri alla ricerca di qualche briciola degli stanziamenti. Dovrebbe invece riguardare l’attività di indirizzo e controllo dell’Assemblea e gli strumenti necessari a svolgerla: si pensi ad esempio all’Ufficio parlamentare di bilancio, chiamato a validare le stime del Governo sull’andamento dell’ economia, le entrate e le spese.

E ancora di più la partecipazione, sacrificata negli anni passati, intesa come la possibilità aperta a chiunque di informarsi e discutere sulle scelte della Regione, e avanzare proposte.  Sfruttando le risorse fornite dalle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, l’Assemblea, può porsi come intermediario tra gli elettori e la Regione, e cercare una nuova sintesi tra democrazia rappresentativa e diretta.

pd e cinque stelle

by Amicus Plato

Il nuovo segretario del Pd ha detto chiaro che non intende allearsi coi 5 stelle, eppure continuano a pressarlo su questo tema. Come mai? Penso che la ragione stia nel fatto che tra chi lo ha sostenuto ed eletto  – al netto di quelli che stanno sempre con chi vince (Franceschini, Fassino) e dei padri nobili in perenne attesa di essere richiamati in servizio (scegliete voi) – è diffusa un’interpretazione delle recenti vicende politiche italiane che in estrema sintesi si può così riassumere: Renzi ha snaturato il Pd trasformandolo da partito di sinistra in partito di centro, pertanto ha lasciato praterie all’iniziativa di Cinque stelle che si sono appropriati dei  temi che dovrebbero essere costitutivi della sua identità. Naturalmente i Cinque stelle li hanno trattati alla loro maniera combinando disastri. Ora con Zingaretti il Pd può riappropriarsene, occupando lo spazio abbandonato e i grillini saranno frantumati, dispersi o costretti a trattare da posizioni ben diverse da quelle conquistate il 3 marzo dello scorso anno.

Alla base del ragionamento sta l’idea di un’affinità tra gli elettori dei due partiti. Il nuovo segretario dice che non vuole parlare con Di Maio ma con i suoi elettori delusi. Ma i delusi sono, ad esempio, quelli che non vogliono la TAV, senza se e senza ma. Come la mettiamo?

habemus papam

by Amicus Plato

Alla fine il Pd ha un segretario. Era tempo: dopo un anno di afasia – e che anno! – può ripartire. La grande partecipazione e l’ampia maggioranza dànno a Zingaretti un mandato e una legittimazione forti. Martina paga, anche al di là dei suoi demeriti, l’incolore gestione della reggenza; Giachetti si poneva un obiettivo limitato, quello di impedire la damnatio memoriae di Renzi e del suo governo; se ci sia riuscito lo vedremo nei prossimi mesi.

Quando un candidato suscita una così ampia partecipazione e raccoglie un così grande consenso è segno che il suo messaggio è stato apprezzato e condiviso. Zingaretti è stato vago sui contenuti, quello invece che ha detto con chiarezza è l’intenzione di una gestione collegiale del partito e della ricerca della più ampia unità fuori del partito per condurre l’opposizione al Governo Conte. In questo modo ha raccolto una preoccupazione e una domanda di alternativa che cominciano ad essere diffuse. Gli elettori del Pd vogliono l’unità  dentro e fuori del partito, perchè la considerano necessaria per contrastare un governo pericoloso.

Sappiamo d’altra parte che l’unità ha l’altra faccia della medaglia, che si presenta quando è il momento di governare: allora, la gestione collegiale diventa oligarchia che spartisce le posizioni di potere e la più ampia unità diventa l’inguardabile sfilata dei minileader davanti alla telecamere che paralizza il governo. Ma a questo, sembrano dire gli elettori del Pd, si penserà poi, adesso è il momento dell’opposizione.

fuori lui o fuori noi

by Amicus Plato

La scissione del PD è avvenuta lo scorso anno, nel momento in cui la minoranza ha deciso di fare campagna sul referendum contro la posizione del partito e del Governo. Una decisione inaudita, poi coronata col brindisi del 5 dicembre.

In quel momento D’Alema, Bersani e gli altri hanno deciso che avrebbero fatto qualsiasi cosa  per liquidare Renzi, anche a costo di dividere il PD.  › Leggi il seguito

perché Renzi è antipatico (ai giovani)?

by Amicus Plato e Pietro Mantovani

Nel Corriere della sera di due giorni fa Galli della Loggia elenca alcuni motivi per cui Renzi, che pure ha fatto buone leggi e ha cercato di svecchiare e semplificare, ha perso nettamente: errori di comunicazione e immagine che lo hanno reso antipatico. Eccone alcuni: il profluvio di ottimismo contrastante con l’esperienza quotidiana di molti; la sua propensione al tono leggero e alla battuta che ne hanno diminuito la statura politica, la frequentazione intensa con gli ambienti dell’industria e della finanza, parte di quella èlite che è fortemente contestata; la politica dei bonus, dagli 80 euro in avanti.

Ho chiesto a mio figlio Pietro, che è un po’ il mio terminale informativo tra i trentenni e si occupa di comunicazione, se questi giudizi sembrano fondati a lui e ai giovani che frequenta, dal vivo e sui social.

Ecco la sua risposta, la mia replica e la sua controreplica.  › Leggi il seguito

le elezioni e poi

by Amicus Plato

(questo è un post lungo, adatto solo a chi ha pazienza)

Ogni voto amministrativo fa storia a sé nelle singole città, altrimenti non si capirebbe perché Sala ha vinto e Fassino no. Rimane il fatto che si possono trarre indicazioni generali, salvo errori e smentite successive.

La prima riguarda l’evoluzione del sistema politico: si conferma la novità del sistema tripolare nato nelle elezioni politiche del 2013. Con un’ ulteriore novità: nei ballottaggi gli elettori del cdx votano per i 5 stelle; in parte, ma solo in parte, avviene il contrario.  › Leggi il seguito

fine del bipolarismo?

by Amicus Plato

Il bipolarismo, il modello a cui ci siamo ispirati in Italia per uscire dal proporzionale, si sta decomponendo un po’ dappertutto.

Nel Regno Unito Cameron governa con la maggioranza assoluta nel parlamento solo grazie ad un sistema fortemente maggioritario (collegi uninominali e un solo turno), ma si sono affermati altri soggetti (UKIP, nazionalisti scozzesi, oltre ai liberaldemocratici) che hanno modificato il tradizionale sistema bipartitico imperniato su conservatori e laburisti.  › Leggi il seguito